I piccioni viaggiatori

La letteratura romantica ci riporta un'immagine poetica del piccione viaggiatore che reca con sé messaggi d'amore di principi alle proprie amate relegate in terre remote.
Focus ci informa che «l’utilizzo dei piccioni viaggiatori risale agli Egizi e ai Persiani, 3 mila anni fa, e rimase un efficiente mezzo di comunicazione fino all’avvento del telegrafo, del telefono e della radio nel XIX secolo. L’importanza dei piccioni in ambito militare invece si estese anche al XX secolo: in entrambe le guerre mondiali furono utilizzate migliaia di piccioni per spedire messaggi strategici, scritti su carta leggera o in microfilm e inseriti in un tubicino legato a una zampa».
Ambasciatore d'amore o di guerra, quindi, il  piccione originariamente aveva un ruolo alquanto nobile e di pubblica utilità.
Peccato, però, che in epoca moderna la sua funzione di messo si sia ridotta notevolmente, e a parte allietare i turisti nelle piazze delle grandi città, l'unica immagine poetica che ci riesce di associare ai piccioni è quella dei bisogni con cui allietano balconi, verande e altro ancora.
Partiamo dai balconi.
Prima che l'amministrazione condominiale montasse una magnifica rete trasparente, che si è rivelata indispensabile per indurre i simpatici volatili a scegliere altri lidi sui quali espletare i propri bisogni, il mio balcone era spesso la toilette preferita di una famiglia  di pennuti che lo avevano trasformato anche in una confortevole nursery.
Una mattina di due anni fa, decisa a riappropriarmi di un territorio che ci apparteneva secondo la mappa catastale dell'immobile, ho preso scope e secchi per ripulire tutti i dolci ricordi e per fare capire alla  famigliola che era arrivato il momento di fare i bagagli e trasferirsi altrove.
Coraggiosa come una pecora di fronte a un branco di lupi, i miei movimenti erano incerti e insicuri, e scattavo ad ogni minimo movimento di ali di quei poveri uccelli che, probabilmente, erano più terrorizzati di me. 
Offuscata dalla paura che mi divorava, non ho avuto la prontezza di chiudere la porta del balcone per cui, ad un certo punto, uno dei genitori con le ali ha ben pensato di entrare dentro casa.
Il mio urlo (spontaneo e quindi irrazionale, quindi cercate di essere clementi nel giudizio) è stato molto simile a quello di una partoriente nella fase finale del travaglio, e la sua eco credo si sia propagata almeno per due isolati.
Colta da puro terrore, non sapevo come cacciare quel lui o quella lei con gli occhietti piccoli che mi fissavano in modo inquietante, per cui ho tentato più volte di spaventare il "mostro" con la scopa, ma l'unico risultato che sono riuscita a ottenere è stato quello di farlo spostare in un'altra stanza, e più  precisamente nella mia camera da letto.
L'infame essere alato si è rannicchiato in un angolo dietro l'armadio, e da lì non si è più mosso nonostante i miei ripetuti tentativi di farlo scappare fuori dalla finestra.
Dopo avere fatto un paio di chiamate isteriche a Samuele perché mi venisse in soccorso e avere svuotato la scarpiera nella speranza che un lancio di scarpa bastasse a farlo fuggire, mi sono rassegnata, l'ho chiuso nella mia stanza e ho aspettato che venisse il mio eroe a salvarmi.
Dopo un tempo che non so quantificare, l'uomo di casa è tornato e con enorme coraggio è entrato in camera e ha fatto fuggire l'ospite indesiderato.
Adesso non rimaneva che ripulire tutto (immaginate il tutto!) e togliere dalla stanza le calzature sparse, inutili munizioni di guerra che avevo sparso in ogni angolo.
Da allora la mia passione per i pennuti è aumentata in maniera esponenziale così come la mia autostima, del resto. Quando ripenso alla mia reazione mi chiedo come avrei reagito, davvero, di fronte a un branco di lupi...
Prima di concludere, giusto per non lasciarvi impressa nella mente l'immagine di me che starnazzo come un'oca per cacciare un piccione, volevo riflettere sull'altra possibile destinazione dei bisognini dei gentili messaggeri: l'automobile.
Inutile dire che la scelta dei piccioni varia in base al livello di pulizia della macchina in questione: più è pulita, più risponderà ai loro canoni di "servizio igienico ottimale".
Lo sa benissimo una mia amica che proprio ieri, dopo aver lasciato una macchina, linda e di un lucente grigio metallizzato, ne ha ritrovato una di un grigio scuro intenso, la cui fiancata era interamente rivestita di materiale organico in quantità industriale.
La persona che l'accompagnava, a quanto pare, deve ancora ravvedersi dall'attacco incontrollabile di risata convulsiva...





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