sabato 21 gennaio 2017

Libriamoci a scuola: tra passione per la lettura e semi di legalità

Fonte: Libriamoci ascuola
«Sono convinto, perchè l'ho visto migliaia di volte, che la buona letteratura, adeguatamente proposta ai ragazzi, crea sempre [...] un orizzonte di attesa, un'aspettativa di avventura. Un inizio di viaggio dentro di sé. È un grande spettacolo. Una delle cinque sei cose per cui vale la pena campare. E allora liberiamola». (Carlo Rondoni, Contro la letteratura. Poeti e scrittori, una strage quotidiana a scuola, Il Saggiatore, Milano, 2010, p. 20).
Liberare la letteratura dagli schemi convenzionali, trasformare gli studenti di letteratura in appassionati lettori è, a mio parere,  una delle sfide più grandi a cui la scuola non dovrebbe mai rinunciare.
Libriamoci a scuola offre molte opportunità in questa direzione, poichè, come si autodefinisce, è «un blog con l’aspetto di un portale, dedicato a insegnanti, associazioni, bibliotecari, librai, editori, educatori, operatori culturali che siano interessati alla promozione della lettura nei confronti di un pubblico più ampio possibile, con un’attenzione particolare verso bambini e bambine, ragazzi e ragazze».
Tra le tante iniziative, vi segnalo quella a cui, per caso, o forse per fortuna, sono stata direttamente coinvolta. Si tratta di una serie di giornate dedicate alla lettura ad alta voce nelle scuole di ogni ordine e grado (iniziativa promossa dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) attraverso la Direzione Generale per lo Studente e dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT), con il Centro per il libro e la lettura).
Come suggerito da un'amica, mi sono candidata nel ruolo di lettrice volontaria direttamente sul portale di Libriamoci, attendendo che dalla segreteria mi assegnassero una scuola del mio territorio che avesse fatto espressamente richiesta di un lettore.
Mi sono state quindi assegnate due scuole, una delle quali (l'Istituto Comprensivo Filippo Traina) è riuscita a coinvolgere nel progetto tutte le classi quinte della scuola primaria, e tutte le classi seconde della secondaria di primo grado, grazie alla tenacia e alla passione della coordinatrice che ha creduto fino in fondo nel progetto (al punto da accettare di posticipare la settimana della lettura da ottobre a gennaio!). 
La tematica scelta da entrambe le scuole è stata quella della legalità, motivo per cui la semplice lettura di un testo si è trasformata in occasione di confronto e di conoscenza nell'ottica di quell' opera di prevenzione culturale  contro la criminalità e le mafie che deve partire, senza dubbio, dalle scuole.
Questi i testi scelti, da proporre assolutamente a bambini e adulti:
-Luigi Garlando, Per questo mi chiamo Giovanni, Fabbri, 2004), storia di un genitore che racconta e spiega la mafia al proprio figlio di dieci anni;
-Andrea Gentile, Volevo nascere vento. Storia di Rita che sfidò la mafia con Paolo Borsellino, Mondadori, 2012, romanzo incentrato sulla vicenda di Rita Atria, una ragazzina che, sfidando la propria stessa famiglia, decise di diventare testimone di giustizia, collaborando con il magistrato Paolo Borsellino, la cui morte, però, la scoraggiò al punto da spingerla a compiere un gesto estremo, a una sola settimana di distanza dal 19 luglio 1992 (giorno della strage di via D'Amelio); 
-Margherita Asta-Michela Gargiulo, Sola con te in un futuro Aprile, Fandango, 2015, testo di cui non voglio anticipare nulla poichè  merita una riflessione a parte che, prometto solennemente, non arriverà fra sei mesi!
Nel frattempo, vi lascio con un pensiero che i ragazzi del Filippo Traina mi hanno rivolto, dimostrazione del fatto che, come dice Rondoni, la buona letturatura rappresenta per tutti  un inizio di viaggio dentro di sè

«I libri rendono migliore il cammino della vita. Grazie per aver migliorato il nostro cammino».
Il mio, di certo, ne ha giovato parecchio!



sabato 25 giugno 2016

La mafia uccide solo d'estate

https://likemimagazine.com/2013/12/03/pif-dalla-tv-al-cinema/
Foto tratta da  LikeMiMagazine
Ieri sera, per la prima volta, sono riuscita a vedere per intero un film che avevo sempre interrotto a metà: La mafia uccide solo d'estate, scritto, diretto e interpretato da Pierfrancesco Diliberto (in arte Pif).
Il film, ambientato nel ventennio 1970/1990, racconta in prima persona la storia di Arturo, un ragazzino palermitano la cui vita, sin dalla nascita, si intreccia inconsapelvomente con quella della mafia, padrona indiscussa dela cronaca nera siciliana di quegli anni. 
La sua storia è quella di centinaia, migliaia di ragazzini, ignari personaggi di una sceneggiatura macabra, intinta di sangue e odio, retta da protagonisti in grado di guidare l'azione solo attraverso l'intimidazione e la violenza.
Scrivo di questo film perchè mi ha colpito in maniera inaspettata, è riuscito a farmi piangere fino quasi a singhiozzare, pur essendo amaramente ironico, pur utilizzando un registro apparentemente comico.
Ho pianto di dolore, ma molto più di rabbia, conosciuta solo a chi, come me, vive questa Sicilia devastata dalla mafia, che prolifera spesso non solo negli atti gravi e incresciosi che fanno notizia, ma anche negli atteggiamenti, nell'altezzosità, nei modo di fare e di essere di alcuni. 
Alcuni ... che agli occhi del mondo spesso diventano tutti, annullando la dignità e il valore umano e morale della gente siciliana. 
La mia rabbia e il mio pianto sono esplosi infatti di fronte a una scena in cui si intrecciano magistralmente immagini reali di repertorio, con quadri della finzione cinematografica.
Funerale di Borsellino: la gente di Palermo piange, urla e protesta contro le forze dell'ordine che tentano di tenerla fuori dalla cerimonia funebre, per questioni di sicurezza...
Mi ha colpito quella gente che non accetta di essere tenuta fuori, che pretende di entrare per sfogare quel dolore che le appartiene, di cui è non solo spettatrice ma vittima principale. La gente scavalca i muri sfidando i cancelli chiusi, perchè vuole onorare la vita (prima che la morte) di quegli uomini, eroi senza poteri soprannaturali che hanno fatto della propria professione una missione, che hanno convissuto quotidianamente con la paura perchè questa non rovinasse la vita di tutti gli altri.
Quella gente siamo noi, figli di una terra che va difesa e amata, anche a costo di scalvacare i muri dell'arroganza e del falso potere, dell'illegalità e dell'accondiscendenza.
Il film si conclude infine con una scena altrettanto eloquente e significativa: il ragazzino, cresciuto e diventato a  sua volta padre, mostra al proprio figlio i nomi e lo storie di quegli uomini presentandoglieli, senza troppi giri di parole, come straordinari esempi di eroismo. 
E mi piace pensare a questa scena come ad  un invito rivolto a tutti i genitori, gli insegnanti, le istituzioni educative, affinchè facciano dell'educazione alla legalità l'arma principale contro  la mafia che, purtroppo, continua a uccidere in tutte le stagioni.

mercoledì 30 marzo 2016

Rientro dalle vacanze: trauma per i bambini ... o per le mamme?

Dunque, bel quesito: trauma per i bambini o per le mamme? Voi cosa rispondereste?
Io suddividerei le risposte per categoria:
CATEGORIA A: Mamme lavoratrici
Risposta al quesito: trauma per i bambini, sollievo per le mamme che possono tornare alla loro occupazione senza dover incastrare turni di assistenza (più o meno gratuita) e rimandare il problema solo alle ore pomeridiane.

venerdì 25 marzo 2016

Kung Fu Panda 3: Po diventa maestro


Come promesso ieri, eccomi di nuovo qui, per continuare a parlarvi di questo terzo, formidabile, capitolo di Kung Fu Panda.
Difficile circoscrivere l'argomentazione ad un solo aspetto poichè, come vi accennavo, il film lancia un messaggio poiliedrico e tocca tanti argomenti molto importanti e degni di essere inseriti in un manuale di alta pedagogia. 
Difficile davvero pensare a come lo si sia potuto considerare nocivo e fuorviante per i bambini.
L'incontro col vero padre, ad esempio, è ricco di elementi che fanno riflettere e anche sorridere. 
Dopo l'iniziale incapacità di riconoscersi (buffa, parecchio buffa, essendo gli unici panda del gruppo!), gli sceneggiatori Jonathan Aibel e Glenn Berger sono riusciti a delineare perfettamente alcuni aspetti che rispecchiano fedelmente la realtà: