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Falcone e Borsellino

23 Maggio 1992.
Ero una ragazzina di 14 anni, mi trovavo in casa di mia zia, piena di parenti venuti da fuori per festeggiare, l'indomani, la Prima Comunione di mio cugino. L'aria festosa fu stravolta da una notizia che da allora avremmo sentito ripetutamente e rivisto mille volte in immagini di repertorio tragiche e confuse. Non capivo bene di cosa si trattasse, ma lo avrei appreso poco dopo e mi sarebbe rimasto inciso nella memoria, per sempre: il giudice Giovanni Falcone insieme alla moglie Francesca Morvillo e alla loro scorta erano esplosi, sulla strada per Capaci, lasciando voragini nell'asfalto e nel cuore di familiari e amici e paura e punti di domanda nella mente di tutta la gente. Un attentato ben riuscito, un colpo andato a segno, un giudice scomodo in meno ad intralciare gli affari della Cosa che mi viene difficile e insopportabile definire "nostra". 19 luglio, due mesi dopo. In via D'Amelio esplosero altre vite, quella dell'amico e collega di …

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