L'amore non fa differenza

Un istante prezioso dell'amore di Dario e Jonathan
Provo a dire la mia....
Non è semplice prendere una posizione nei confronti di un argomento così delicato, così aperto a mille interpretazioni in cui si mescolano principi assoluti e sentimenti particolari.
Negli ultimi anni l'omosessualità è diventata argomento di discussione, oggetto di studi e teorie, motivo di scontro tra fazioni, come se si potesse teorizzare l'amore, come se si trattasse di una nozione scientifica e se ne potessero sperimentare i principi  in laboratorio.

L'amore è quanto di più complesso possa esistere al mondo, è un sentimento che non si può interpretare. Diversamente   non troverebbero ragione milioni di coppie strampalate, in cui la bellezza di una fa a pugni con l'estetica discutibile dell'altro o viceversa, dove il sentimento supera ogni disparità di razza, cultura e provenienza sociale.
La mia idea, certamente non definita, ma costruita su una ricerca costante,  nasce da quello che ho letto, da quello che ho potuto estrapolare dai pensieri e dalle parole di chi, con un semplice post su facebok o con uno o più articoli sul proprio blog, ha espresso la propria opinione su questo argomento, talmente delicato e talmente di confine che difficilmente si può stabilire da che parte stare. Ho cercato di leggere e valutare opinioni contrastanti, prestando ascolto alle motivazioni di chi ha scatenato quella che sembra una guerra contro nuovi imprecisati mostri e chi si pone "dall'altra parte della barricata", senza tralasciare, naturalmente, coloro che hanno tentato, e tentano tuttora, di distruggere quella barricata e far comprendere agli uni e agli altri che la strada da seguire è quella della mediazione, della comprensione, dell'ascolto reciproco.
Ovviamente e inevitabilmente, ciò che ho letto si cuce addosso al mio abito personale, fatto di contenuti sociali, morali e culturali e si aggiunge anche alla mia fede cattolica che fa parte di me e mi accompagna nelle scelte quotidiane.
Alla luce di questo, il richiamo a difendere la famiglia ha attirato la mia attenzione poichè in essa fondo la mia principale scelta di vita, e credo che sia la più importante fonte di energia e di ordine (anche se difficile e complicato) nella crescita di ogni individuo.
Il mio primo istinto, quindi, è stato quindi quello di pormi dalla parte di chi sfodera spade sociali e culturali in difesa della famiglia normale, contro tutto e contro tutti.
Non avendo più quattordici anni, però, ho frenato il mio istinto e ho deciso di capire, di provare a decentrarmi e a cambiare prospettiva.
Il risultato è una serie di mie riflessioni, del tutto personali, che si fondano su alcuni principi che per me continuano ad avere il sapore di principi universali e sui quali non riesco a transigere, e su altri che, a mio parere, devono essere sempre elaborati in maniera particolare, ponendoli in relazione con la situazione specifica, il contesto, con le persone specifiche, uomini o donne dotati di cuore, cervello, passioni, dignità.
Provo a riportarne tre, sperando di essere chiara e non soggetta a fraintendimenti e sottolineando, ancora una volta, che si tratta di opinioni del tutto personali.
Prima riflessione: ogni individuo è una persona che merita, incondizionatamente, il mio rispetto, indipendentemente dalla sua razza, religione, provenienza socio-culturale e gusto sessuale. Se poi, a maggior ragione, questo individuo possiede e applica nel quotidiano lo stesso principio morale e antropologico del rispetto e dell'onestà, io devo garantargli il mio. Contrariamente a quanto si possa pensare, è proprio la mia fede cattolica a impormi questo rispetto. E non a caso uso la parola impormi. Spesso, utilizzando dogmi e precetti in modo del tutto personale, si ignorano quelli che ci stanno stretti, che non ci permettono di affermare il nostro pensiero e convalidare i nostri comportamenti.
Per coprire questa mancanza, si prova poi a trincerarsi dietro bandiere in cui, a caratteri cubitali, siano fissati altri principi della nostra fede, come se questo bastasse a deviare l'attenzione e ci rendesse meno colpevoli.
Provo a spiegarmi meglio.
Un cattolico che, pur provando magari a fare diversamente, non riesce in alcun modo a controllare la propria xenofobia, sceglie di pararsi dietro altri principi fondamentali come la non violenza o il rispetto per la sacralità della vita pur di giustificare, di fronte al temibile occhio sociale, il proprio desiderio di chiudere le frontiere e cacciare ogni straniero dalla propria terra. Poco importa se poi questi principi sono poco rispettati dai propri connazionali...
Nei confronti dell'amore omosessuale, l'atteggiamento si rivela molto simile: pur di non ammettere la propria incapacità di tollerare e accettare le scelte sessuali altrui, si preferisce trincerarsi dietro una bandiera in cui ci sia scritto "DIFENDIAMO LA FAMIGLIA TRADIZIONALE", come se la sua integrità fosse lesa da altre forme di amore e ignorando il fatto che, il più delle volte, la famiglia tradizionale è perfettamente in grado di distruggersi da sola.
Seconda riflessione: l'amore, quando non è oggetto di violenza e perversioni, quando non si esprime con pubblici atti osceni è una cosa splendida, un sentimento puro contro il quale nessuno dovrebbe permettersi di remare. E se questa convinzione mi appartiene  da sempre, l'aver visto l'amore che lega un mio carissimo amico al suo compagno e futuro sposo me ne ha dato conferma. Vi assicuro che quando mi ha presentato l'uomo che lo completa, che gli ha regalato finalmente serenità e stabilità, quando ci ha invitato al loro matrimonio (con un preavviso di soli due anni) ho provato un'emozione molto forte e una felicità per lui, per loro, che non so descrivervi. La sua scelta, il suo scartare il resto del mondo per accogliere nella propria vita l'unico che lo completi è, senza possibilità di repliche, amore. E vi assicuro che niente era sconveniente o inadeguato nella coppia che era seduta di fronte a noi. Niente era,  al tavolo della mia cucina, scandaloso o fuori dalle regole, niente... a parte me che li avevo invitati a prendere un caffè senza sapere che nel barattolo non ne era rimasto neanche un granellino!
La terza riflessione nasce da un tentativo di rispondere alla domanda del secolo: "Gli omosessuali possono essere genitori?".
In questo caso, come anticipavo all'inizio, entrano in gioco sia principi che per me non possono essere messi in discussione, sia principi che andrebbero valutati e riformulati in funzione di ogni situazione specifica.
Parto dal primo, che cerca di mettere insieme dogmi di fede e aspetti biologici: gli omosessuali non possono generare figli e pretendere una generatività surrogata è un contrastare e violentare il naturale corso delle cose. Mi viene difficile, se non impossibile, accettare forzature come la maternità surrogata e l'utero in affitto allo scopo di garantire alla coppia una fasulla sensazione di avere procreato. Sia chiaro che questa opinione nel mio caso si estende anche alle coppie etero che scelgano una di queste strade, e sono pienamente consapevole che mi possa venire rivolta l'obiezione che io non potrei mai capire perchè, graziata dalla vita, ho avuto in dono due splendidide creature.
Come dicevo, è una mia personalissima opinione su cui, mi si perdoni, non sono disposta a vacillare, poichè penso che distruggere un legame biologico tra un neonato e la propria madre, sia immorale e spietato; niente e nessuno potrà mai restituire al piccolo gli odori, i rumori, le percezioni tattili che lo legano solo ed esclusivamente alla propria mamma.
Inutile negare che questa deprivazione sarà sempre presente nell'animo e nella personalità del bambino, sebbene in forma nascosta e inconscia.
A questo punto, generalmente, sorge un'altra obiezione, parzialmente plausibile, che fa riferimento a tutti i bambini che perdono uno o entrambi i genitori a causa di lutti o, peggio, di abbandoni.
Ovviamente, nel caso di lutti o abbandoni, la tragica fatalità della vita, le situaizoni più  o meno disastrate o la semplice supidità umana che può portare all'abbandono di un figlio, sono, per definizione, eventi tragici e quindi non sempre prevedibili o tantomeno risolvibili senza lasciare ferite.
Ma la tragedia non può in alcun modo porsi a fondamento e giustificazione di una scelta arbitraria e diabolicamente progettata di mettere al mondo un figlio con l'intenzione premeditata di toglierlo alla propria madre naturale.
Le due cose, secondo me, non possono assolutamente essere comparate.
Questo mi porta a entrare in un altro aspetto della questione, e cioè la possibiità di garantire alle coppie omosessuali di adottare uno o più bambini.
Inizialmente la mia posizione era ferma e decisa, poichè pensavo che un bambino dovesse confrontarsi nel quotidiano con una figura femminile e una maschile, per formare la propria identità, e non solo sessuale. In linea teorica, continuo a pensare che, se la natura ha fatto questa scelta, la presenza di una mamma e di un papà rappresenti la dimensione perfetta per crescere al meglio un bambino o una bambina.
Ma sappiamo benissimo che la teoria, molto spesso, si allontana notevolmente dalla pratica, per tanti motivi. In primo luogo non è detto che una coppia etero sia in grado di assicurare stabilità psico-emotiva, adeguato supporto pedagogico, stabilità socioeconomica e ambiente culturale stimolante e produttivo. Se poi parlamo di solidità della coppia, beh, mi dispiace dirlo, ma anche in questo la storia attuale non ci dà molte garanzie. In secondo luogo, poi, chi ha detto che tutte queste cose non possano essere garantite da una coppia omosessuale?
Perchè è legittimo accettare che dei bambini crescano in famiglie inadeguate e violente, in case famiglie che, per quanto ottime e ben condotte, non sempre riescono a somigliare al ristretto e intimo focolare domestico? Perchè risulta così difficile comprendere che due persone, oneste, innamorate, moralmente ineccepibili, possano alleviare le lacune affettive di un bambino abbandonato? Perchè, infine, non esiste una legge che impedisca alle coppie etero assolutamente inadatte alla genitorialità di mettere al mondo figli infelici?
Le domande, come sempre, sono tante, non sempre possono dare delle risposte univoche e condivise da tutti, a ogni posizione corrisponderanno sempre elementi positivi e negativi.
Ma una cosa, per me, non può essere messa in discussione: l'amore, quando è sincero e puro può solo generare altro amore che gli somigli.
Perchè non permettere che venga donato a chi ne ha profondamente bisogno?

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